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Paolo Forzato

Roma o morte!

I garibaldini adriesi prima e dopo Mentana

Le Radici, n. 18
2013, pp. 152, 15x21 cm, brossura

ISBN: 9788888786971
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Scheda libro

"Il presente studio, nato come redazione di un articolo per la ritrovata sciabola del garibaldino Giacinto Pozzato, un adriese che a soli diciotto anni scese nell’agro romano per tentare la liberazione di Roma, sollevandola contro il residuale potere temporale dei papi, che avverrà comunque tre anni dopo, grazie alle armate dell’esercito regio di Vittorio Emanuele II, si è poi trasformato in un più correlato servizio, relativo alla partecipazione di tutta la schiera delle camicie rosse adriesi e bassopolesane e al collegato movimentismo che faceva capo al generale Giuseppe Garibaldi, nella sua sfortunata impresa militare a Mentana. Inoltre, raccogliendo l’invito giunto da più parti, si è tentata un’analisi complessiva di quel lontano fenomeno storico, non disgiunto dall’interazione con le molteplici forze che concorsero all’unificazione dell’unità patria che concludeva un ottocento sicuramente ricco di scontri armati quanto vera fucina di attività politiche come nessun altro secolo precedente, quando nacquero quei partiti le cui filosofie di base li hanno successivamente traghettati fino al ventesimo secolo. Lo sprone degli amici ha così favorito la redazione di queste note, facendo ricorso ai più sicuri metodi della ricerca storica, ovverosia analizzando la comparazione pubblicistica della copiosa letteratura presente in materia ma esplodendola nel contesto di uno spaccato cittadino e provinciale di riferimento. Tema - questo - poco esplorato, quanto ricco solamente di brevi note, non tutte già ben studiate dai generosi storici precedenti, che si sono per lo più fermati alle più tradizionali analisi d’assieme. Si è così potuto notare un complesso intreccio di vite e di relazioni che si è lentamente sedimentato, quasi in senso alluvionale, tra i volontari garibaldini che non si abbandonarono mai l’un l’altro, anzi costruirono una fitta rete di amicizie, di solidarietà e fin anco di mutualità, allargata alle loro famiglie, stemperando il loro naturale ardore, antagonista e repubblicano, anticlericale e radicale, ma soprattutto patriottico ed ideale, senza calcolo alcuno e ad impulso spontaneistico, che, non mai rinnegato o peggio ancora abiurato, in molti si plasmò, ma solo sul finire della loro umana esistenza, in altro, cioè nell’accettazione di uno stato monarchico costituzionalista dove le forze le più ribelli dovettero incanalare il loro ardore giovanile nel sistema elettorale, non più crispino, ma giolittiano, democratico e socializzante, veicolato dalle strutture politiche, fattesi partito, seppur cangianti come il lento evolversi delle stagione della vita (...)" (Dall'introduzione dell'Autore)

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